Non solo contumelie. Il leader del Carroccio insiste: il Cavaliere faccia cadere il governo o ne fa le spese Formigoni. “L’asse del Nord” si è rotto.
Nella foto: Umberto Bossi
Riconquistare i militanti della Lega Nord, ormai tutti per Bobo Maroni. Conquistare i pidiellini che vorrebbero far cadere il governo Monti. E magari prendersi il merito di una caduta dell’esecutivo. Ci sono anche queste speranze dietro agli insulti rivolti ieri dal leader del Carroccio Umberto Bossi a Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. Il Senatùr ha definito il primo «una mezza cartuccia», mentre al secondo, che gli chiedeva di sostenere l’esecutivo, ha risposto con un sonoro “vaffa”. Lo statista di Gemonio, dopo le minacce alle manifestazione di domenica, è tornato ad alzare il tiro sulla regione Lombardia. Ogni giorno continua a ripetere lo stesso refrain: «O cade Monti, o facciamo cadere Formigoni». In tutta risposta Berlusconi ha spiegato di essere «sereno» rispetto all’alleanza con il numero uno leghista ma aggiungendo che sul sostegno a Monti «non ci tiriamo indietro». Mentre il segretario Angelino Alfano ricordava in una nota di «non accettare ultimatum», da nessuno, men meno da Bossi e che l’alleanza «non è archiviata». Un “polverone”, come lo ha definito Osvaldo Napoli (Pdl), che «sarà risolto intorno a un tavolo» da due alleati un tempo sostenitori dell’asse del Nord che ha fatto per dieci anni da architrave del governo italiano. Dalle parti del Pirellone, sede dell’amministrazione regionale, come nei collegati Veneto e Piemonte, che il Pdl minaccia di far saltare in caso di blitz lombardo, in molti si fanno una risata. «Non succederà assolutamente nulla, è un semplice gioco delle parti, buono per i giornali», chiosa un leghista di peso sulla laguna di Venezia. E Formigoni sembra essere sulla stessa linea. «È una polemica che non ha futuro. Bossi faccia quello che vuole, non possiamo inseguire le sue dichiarazioni tutti i giorni, noi facciamo quello che dobbiamo fare». Non solo. Qualche un leghista di peso del Carroccio lombardo come Davide Boni ieri ipotizzava che Formigoni potrebbe salvarsi «perché a sostenerlo sarebbero in ogni caso Udc e Partito Democratico», in una nuova ottica terzo polista. Eppure qualcosa si muove nel feudo formigoniano. Soprattutto ai piani del palazzo di Giustizia di Milano. Tanto che tra le fila dell’opposizione come in quelle della maggioranza, c’è chi è convinto che il Celeste alla fine dovrà capitolare perché accerchiato dalla magistratura meneghina, dopo gli scandali Ponzoni, Nicoli Cristiani e del San Raffaele: il settimanale Espresso ha annunciato che sono in arrivo carte scottanti dalla Svizzera. Anche per questo motivo, Bossi va dritto per la sua strada. Anche perché ormai abituato da anni a lanciare il sasso e a levare in fretta la mano in caso di insuccesso della sua linea politica. Così a chi gli domanda se abbia sentito Berlusconi, il Senatùr taglia corto. «No, e cosa lo sento a fare?». Ma poi detta ai cronisti un virgolettato velenoso: «Berlusconi non è stato abbastanza furbo da chiedere una buonuscita...». Quasi a dire che il Cavaliere è ancora sotto scacco della magistratura e con le mani legate al governo. Ma oltre al capitolo Bossi-Berlusconi, è la guerra dentro al Carroccio l’argomento di cui si continua a parlare a Gemonio, sede del cerchio magico bossiano. Dopo le schermaglie delle ultime settimane, continuano gli affondi e gli sgambetti con i barbari sognanti di Maroni. Sul quotidiano l’Indipendenza, diretto dall’ex direttore della Padania Gianluca Marchi, è comparso un editoriale di Giulio Arrighini, epurato leghista dell’Unione Padana, dove la battaglia dell’ex capo del Viminale dentro al movimento viene descritta in questo modo: «È tutta una messa in scena. Maroni continua ad agire per conto di qualcun altro. Per conto di Bossi al fine di gestire il crescente dissenso interno, o per conto di Berlusconi, che deve garantirsi un facile riavvicinamento per le politiche del 2013». Di fatto però le mazzate le due fazioni continuano a tirarsele. C’è grande attesa per l’appuntamento di Maroni a Verona questa domenica, quando con Flavio Tosi lancerà l’assalto per le comunali senza il Popolo della Libertà. La questione continua a essere centrale nei discorsi dei leghisti. «Lì si capirà dove andremo», spiega un deputato lombardo. «Dobbiamo iniziare a ragionare su una nuova legge elettorale, non più sul maggioritario. Cambiano le cose e dobbiamo capire se saremo capaci di vincere da soli». Giampaolo Gobbo, coordinatore regionale veneto, è tornato intanto ad attaccare Tosi sostenendo che una «lista con il nome del sindaco potrebbe indebolire le altre liste leghiste». Anche se ha ammesso: «Tosi vince anche senza mettere il suo nome». Insomma il braccio di ferro continua. Chi la spunta si prende la Lega e il suo futuro politico.
giovedì, 26 gennaio 2012
commenti dei lettori
4 commenti presenti
MAURO1
27 gen 2012 20:29
Mi dispiace dover concludere che Bossi finisce male la sua storia politica. Aveva indubbiamente portato una ventata di novità e di argomenti su cui discutere. Ma far cadere Formigoni per dispetto a Berlusca, che significa? Far del male al popolo, dover rifare le elezioni in un momento così e spedere soldi per niente. Brutta cosa la vecchiaia, la malattia e il rancore. Anche se il tutto sa molto di basso opportunismo. Ma il popolo non è poi così scemo.
Luigi
27 gen 2012 16:44
Che abisso d'immagine tra l'attuale governo (che non mi ha danneggiato come pensionato!) e le patetiche nullità cui gli italiani avevano affidato le proprie sorti! Del resto il grande corruttore non poteva che circondarsi di nullità e profittatori per attuare i propri fini di ogni genere.
Ricordate la tragicomica sceneggiata di Calderoli che "brucia" una catasta di leggi impegnano anche i Vigili del Fuoco? Le leggi si abrogano in Parlamento, non si bruciano nel cortile di una caserma ad uso dei gonzi! Che dire poi delle Santanchè, Brambilla, Gelmini e simili? Luigi
giacomo fontana
27 gen 2012 12:24
E' la solita commedia da non prendere sul serio. Quanto a Maroni, un esponente di un partito secessionista non può fare il leader dell'intero Paese. E poi, non c'è di meglio?
Paolo G
27 gen 2012 10:43
Bossi è rozzo e ignorante. Il suo modo di interagire ha messo in luce quello che a molti era già evidente: se il suo stile contempla l'insulto come principale espressione, dovrà rivolgersi a una parte limitata dell'elettorato, non solo sul piano geografico. A mio avviso, e nonostante il "carisma" di Bossi, Maroni sarà vincente: non si può costituire una linea politica sulla continua contraddizione e sulla volgarità a qualunque costo. La vita del capopopolo è breve e Bossi lo sa bene: ha cambiato linea un sacco di volte. Ma stavolta il giochetto non gli riuscirà, sia perché ha perso lucidità e polso sugli elettori, sia perché ha un avversario stimato (Maroni ha fatto qualcosa, Bossi nulla negli ultimi vent'anni), sia perché molti tra i suoi slogan sono diventati obsoleti. Una Lega costruttiva potrebbe svolgere un ruolo importante in un futuro senza Berlusconi, e potrebbe riequilibrare un certo contesto politico in cui alcune situazioni al sud sono trattate con eccessiva disinvoltura (a destra e a sinistra). E Maroni potrebbe essere un buon leader perché, nonostante qualche atteggiamento estremo e alcune cadute di stile, è stato alla fin fine uno dei ministri più rispettabili e ha nel complesso salvato la faccia nell'ambito del governo più imbarazzante della storia della repubblica.
foto del giorno
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